La fertilizzazione in solco (conosciuta anche come in-furrow fertilization) e l’inoculazione spray permettono di applicare nutrienti e inoculanti direttamente nel solco di semina, in prossimità del seme, rendendoli disponibili fin dalle prime fasi di sviluppo della coltura.
Rispetto alle applicazioni a spaglio, questa tecnica contribuisce a ridurre la volatilizzazione e la lisciviazione, migliorando l’efficienza della distribuzione e favorendo una crescita più rapida e uniforme delle piantine.
In questo articolo approfondiamo cos’è la fertilizzazione in solco, perché funziona in modo efficace rispetto ai metodi tradizionali e perché le pompe a membrana sono le più adatte agli impianti di inoculazione.
In questo contesto, le pompe a membrana Comet rappresentano una soluzione indicata per la gestione di fertilizzanti liquidi e inoculanti a base batterica: lavorano alle basse pressioni richieste, offrono materiali compatibili con organismi viventi e sono disponibili in diverse capacità e configurazioni per adattarsi ai sistemi in solco.
COS'È LA FERTILIZZAZIONE IN SOLCO
IL SISTEMA DI INOCULAZIONE
SOLUZIONI COMET PER SISTEMI DI INOCULAZIONE SPRAY
La fertilizzazione in solco è una tecnica che prevede l’applicazione del fertilizzante direttamente sui semi al momento della semina.
Questo metodo di nutrizione nelle prime fasi della stagione supporta la crescita della coltura e contribuisce a ridurre le problematiche complessive legate alla fertilità.
Secondo uno studio della South Dakota State University, la fertilizzazione in solco può aumentare le rese del 10% rispetto al metodo tradizionale a spaglio.
Inoltre, secondo la Michigan State University, questa tecnica riduce la volatilizzazione e l’isciviazione, aumentando l’efficienza rispetto alle applicazioni a spaglio.
Il volume spostato (o capacità di pompaggio) in una camera di pompaggio è detto spostamento ed è calcolato moltiplicando la corsa della membrana per la sua area.
Il motivo principale è il minor spreco di energia da parte della pianta.
Quando il seme viene fertilizzato nel momento stesso in cui viene piantato, i nutrienti si trovano già nella sua posizione. Dopo la germinazione, le radici della coltura hanno quindi a disposizione i nutrienti necessari nelle immediate vicinanze.
Nel sistema a spaglio (o broadcast), invece, le radici possono dover crescere in modo significativo prima di raggiungere i nutrienti presenti nel terreno. Questa espansione richiede energia che viene, di fatto, “sprecata”.
Inoltre, quando il fertilizzante viene distribuito sul suolo con il metodo a spaglio, due trasformazioni possono renderlo meno disponibile per la pianta: volatilizzazione e lisciviazione. Questo comporta una perdita di nutrienti e un minore ritorno sull’investimento.
Tra gli altri vantaggi del sistema in solco vi è anche la riduzione della quantità di nutrienti da applicare al campo, con un risparmio di tempo e denaro.
I fertilizzanti in solco sono immediatamente disponibili per i semi perché vengono applicati a diretto contatto con essi.
Il risultato è uno sviluppo più rapido e uniforme delle piantine, con un migliore insediamento della coltura. Questo permette alla pianta di partire con maggiore slancio nelle prime fasi di crescita.
Si parla in questo caso di effetto “pop-up”, o di fertilizzanti pop-up.
Questo aspetto diventa ancora più importante nei terreni freddi e umidi, dove le radici crescono più lentamente. Avere una fonte di nutrienti subito disponibile vicino al seme permette alle piante di continuare a crescere anche in condizioni non ideali.
Gli organismi viventi hanno bisogno di azoto perché questo elemento fa parte degli aminoacidi che costituiscono le proteine e degli acidi nucleici che formano DNA e RNA.
La BNF, ovvero fissazione biologica dell’azoto, indica la conversione dell’azoto atmosferico in una forma utilizzabile dalle piante e da altri organismi.
Nel caso delle leguminose, come la soia, la BNF è svolta da batteri del genere Rhizobium in associazione simbiotica con le piante. La BNF rappresenta la principale fonte di azoto per le piante e avviene dopo che i rizobi hanno infettato le radici e formato i noduli.
Quando i batteri non sono presenti in condizioni ottimali, può essere raccomandato l’intervento umano tramite inoculazione. L’inoculazione può essere definita come il processo di aggiunta di batteri efficaci al seme, per assicurare l’instaurarsi di una simbiosi efficace.
L’intervento umano può essere necessario in caso di:
Se eseguita correttamente, la BNF può coprire completamente il fabbisogno di azoto della coltura e aumentare la resa in granella e la concentrazione proteica del 40–60%. Il ritorno sull’investimento risulta quindi molto elevato.
Il modo più semplice per inoculare i batteri è acquistare semi pre-inoculati, già trattati con miscele variabili di batteri. Lo svantaggio principale è il costo, poiché i semi pre-trattati costano più di quelli non trattati. Inoltre, la vitalità dell’inoculante è molto variabile.
Un secondo metodo consiste nell’inoculare il seme appena prima della semina. Lo svantaggio principale è che la popolazione batterica diminuisce nel tempo e diventa meno efficace.
Il terzo metodo, indicato come il più efficace, è la tecnologia in solco. Il Rhizobium viene miscelato con acqua per creare un inoculante liquido, che può essere spruzzato direttamente nel letto di semina al momento della semina.
Secondo la University of New South Wales, l’inoculazione spray sembra essere il miglior metodo di inoculazione per le leguminose da pieno campo, poiché ha fornito in modo costante un’eccellente nodulazione e colture ad alta resa.
Un sistema spray liquido viene normalmente montato su una seminatrice come kit separato.
Il kit spray è composto da:
La capacità della pompa dovrebbe essere pari a tre volte il tasso di applicazione al suolo, in modo che la parte restante possa essere deviata verso l’agitatore.
Nel caso dei batteri, la pressione dovrebbe essere impostata a un massimo di 1,75 bar, pari a 25 psi, perché pressioni superiori possono danneggiare i rizobi.
La pompa a membrana è la soluzione più indicata per i kit spray di fertilizzazione in solco: gestisce liquidi abrasivi, lavora correttamente alle basse pressioni richieste e, con materiali compatibili, può essere utilizzata anche con inoculanti a base batterica.
Le pompe Comet BPX25, P36, BP75, BPX120 –140, BPX180 e BPX270 offrono diverse capacità e configurazioni per rispondere alle esigenze dei sistemi in solco con fertilizzanti liquidi e inoculanti.
I collettori esterni e le valvole accessibili semplificano la manutenzione. L’architettura avanzata e lo smorzatore di pressione sovradimensionato permettono una notevole riduzione delle pulsazioni e un flusso fluido, lineare e silenzioso anche alle basse pressioni, da 1 a 4 bar o 15–60 PSI.
L’albero cavo può essere collegato a motori idraulici standard senza adattatori, riducendo gli ingombri e migliorando l’efficienza dei costi.
I materiali sono compatibili con l’impiego di inoculanti a base batterica, quindi con organismi viventi.
I collettori esterni e le valvole accessibili rendono più semplice la manutenzione. L’architettura avanzata assicura un flusso fluido, silenzioso e molto lineare anche nel range di basse pressioni, da 1 a 4 bar o 15–60 PSI.
I materiali sono compatibili con l’impiego di inoculanti a base batterica.
I collettori esterni e le valvole accessibili semplificano la manutenzione. L’architettura avanzata e lo smorzatore di pressione sovradimensionato permettono un’importante riduzione delle pulsazioni e un flusso fluido, lineare e silenzioso anche alle basse pressioni, da 1 a 4 bar o 15–60 PSI.
I materiali sono compatibili con l’impiego di inoculanti a base batterica.
I collettori esterni e le valvole accessibili portano la manutenzione a un livello superiore di semplicità. L’architettura avanzata e lo smorzatore di pressione sovradimensionato permettono una notevole riduzione delle pulsazioni e un flusso fluido, lineare e silenzioso anche alle basse pressioni, da 1 a 4 bar o 15–60 PSI.
L’albero cavo può essere collegato a motori idraulici standard senza adattatori, riducendo gli ingombri e migliorando l’efficienza dei costi.
I materiali sono compatibili con l’impiego di inoculanti a base batterica.
I collettori esterni e le valvole accessibili rendono più semplice la manutenzione. L’architettura avanzata e lo smorzatore di pressione sovradimensionato permettono una notevole riduzione delle pulsazioni e un flusso fluido, lineare e silenzioso anche alle basse pressioni, da 1 a 4 bar o 15–60 PSI.
L’albero cavo può essere collegato a motori idraulici standard senza adattatori, riducendo gli ingombri e migliorando l’efficienza dei costi.
I materiali sono compatibili con l’impiego di inoculanti a base batterica.